Guida · Misurazione
Come vedere le visite di un articolo su GA4
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Bozza scritta con l’intelligenza artificiale e controllata · come lavoriamo
In breve
In GA4 un articolo si riconosce dal percorso del suo indirizzo, non dal titolo. Apri Report, Coinvolgimento, Pagine e schermate, filtra su «Percorso pagina e classe schermata» e leggi visualizzazioni e utenti attivi. Con un banner del consenso quei numeri sono una parte del vero.
- Google Analytics 4
- la barra degli indirizzi del browser
- un foglio di calcolo dove annotare i numeri del mese
- Livello base
Hai pubblicato un articolo tre settimane fa e vuoi sapere se qualcuno l’ha aperto. Entri in GA4, scrivi il titolo nella tabella e non trovi niente. Non è un guasto: GA4 il tuo articolo lo chiama con un altro nome. Qui c’è la procedura, rifatta passo per passo sulle pagine ufficiali di Google aperte il 21 ottobre 2026.
Il nome che GA4 dà al tuo articolo
Quel nome è il percorso pagina. La documentazione dell’API di Analytics lo definisce come la porzione di URL compresa tra il nome host e la stringa di query. Di https://tuosito.it/blog/caldaia-estate/?utm_source=newsletter resta /blog/caldaia-estate/.
Nel report la dimensione si chiama «Percorso pagina e classe schermata»: la seconda metà del nome riguarda le app, e su un sito non la userai. Una barra sola, /, è la home: Google la descrive come separatore di directory che rimanda alla pagina iniziale.
Il titolo esiste anche, in «Titolo pagina e classe schermata». Ma è un’etichetta che riscrivi ogni volta che cambi l’intestazione dell’articolo, e allora in tabella compaiono due righe per la stessa pagina. Il percorso cambia solo se cambi l’indirizzo. Cerca per percorso.
La procedura, menu per menu
Nella Guida di Analytics il report sta sotto Coinvolgimento: a sinistra scegli Report, poi «Coinvolgimento > Pagine e schermate». Se nel menu non lo trovi, chi ha il ruolo di editor o superiore può rimetterlo nella navigazione.
Per isolare un articolo serve «+ Aggiungi filtro», con la dimensione «Percorso pagina e classe schermata»: lo spiega la stessa pagina della guida. Il campo di ricerca sopra la tabella fa un’altra cosa, cerca una stringa qualsiasi, e con gli indirizzi lunghi ti restituisce anche pagine che non c’entrano.
- 1Copia dalla barra degli indirizzi la parte dell’URL che segue il nome del sito: per GA4 l’articolo si chiama così, per esempio `/blog/tagliando-auto-aziendali/`. Togli tutto quello che viene dopo il punto di domanda.
- 2In GA4 controlla in alto che la proprietà sia quella del sito del blog, poi apri Report e, nel menu a sinistra, Coinvolgimento > Pagine e schermate.
- 3Clicca «+ Aggiungi filtro», lascia selezionato «Includi», scegli la dimensione «Percorso pagina e classe schermata», seleziona il percorso dell’articolo, conferma con OK e poi con Applica.
- 4Apri il selettore della data in alto a destra e scegli un mese già chiuso, non quello in corso: i dati dei giorni appena passati possono essere ancora incompleti.
- 5In basso a sinistra nel selettore clicca «Confronta», scegli «Periodo precedente (giorno della settimana corrispondente)» e dai Applica: così i sabati restano sopra i sabati.
- 6Leggi la riga in quest’ordine: Visualizzazioni, Utenti attivi, Visualizzazioni per utente attivo, Durata media del coinvolgimento. Sono quattro domande diverse, non quattro versioni dello stesso numero.
- 7Per sapere da dove arrivano, cambia report: in Coinvolgimento > Pagina di destinazione puoi aggiungere la dimensione «Sorgente/mezzo sessione». Vale solo per le visite iniziate su quell’articolo, e servono i permessi di editor.
- 8Annota su un foglio la data di lettura, il percorso e i numeri. Il mese dopo rifai gli stessi passaggi identici: il confronto vale solo se la procedura non cambia.
Visualizzazioni, utenti attivi, sessioni: tre domande diverse
Sono numeri che non coincidono quasi mai, e la differenza non è un errore. Le definizioni qui sotto sono quelle della documentazione dell’API di Analytics, consultata il 21 ottobre 2026.
| Metrica | Cosa conta | C’è nella tabella Pagine e schermate? |
|---|---|---|
| Visualizzazioni | Pagine aperte, comprese le riaperture della stessa pagina | Sì |
| Utenti attivi | Utenti distinti che hanno interagito nel periodo scelto | Sì |
| Visualizzazioni per utente attivo | Le prime divise per i secondi: dice se tornano | Sì |
| Durata media del coinvolgimento | Tempo in cui la pagina è stata attiva davanti a qualcuno | Sì |
| Eventi chiave e Conteggio eventi | Azioni registrate mentre quella pagina era aperta | Sì |
| Sessioni | Visite avviate, una per ogni evento session_start | No: stanno nel report Pagina di destinazione |
L’ultima riga è il punto che quasi nessuno dice. Nell’elenco ufficiale delle metriche del report le sessioni non ci sono. Una sessione appartiene alla pagina da cui è partita, e quella si legge nel report Pagina di destinazione: se l’articolo è il secondo clic della visita, lì non compare.
Perché le visualizzazioni sono sempre più degli utenti attivi? Perché, scrive Google, le visualizzazioni ripetute di una stessa pagina vengono conteggiate. Chi apre l’articolo in ufficio e lo riapre a casa lascia due visualizzazioni.
E l’utente attivo non è una persona: è un utente distinto per Analytics. Con l’identità dei report impostata su «Basato sul dispositivo», Analytics usa solo l’ID dispositivo e ignora tutti gli altri ID. Telefono e computer della stessa persona fanno due utenti.
Confrontare due periodi senza farsi ingannare
Il selettore della data è in alto a destra. Scegli l’intervallo, clicca «Confronta» in basso a sinistra, seleziona un’opzione e conferma con Applica: la guida lo descrive così, controllata oggi.
Le opzioni sono tre: «Periodo precedente (giorno della settimana corrispondente)», «Periodo precedente» e «Anno precedente». La prima allinea i giorni della settimana, e per un blog aziendale conta: il traffico di chi legge dall’ufficio crolla il sabato. La variante «Anno precedente (giorno della settimana corrispondente)» è stata rimossa.
Non leggere mai il giorno appena passato. Nella pagina sull’aggiornamento dei dati Google scrive che l’elaborazione dei dati può richiedere 24-48 ore. Il report In tempo reale lavora invece su una finestra di 30 minuti e serve a un’altra cosa: capire se il tag funziona.
Cosa GA4 non ti dice di quell’articolo
Il primo buco è il consenso, e tocca anche questo sito: qui il banner tiene fermo Google Tag Manager finché chi arriva non accetta. Chi rifiuta legge l’articolo e non lascia traccia in nessun report.
Google chiama implementazione di base questa scelta, e scrive che così i tag Google vengono bloccati fino al consenso, senza dati modellati che riempiano il vuoto. Nell’altra versione i tag partono sempre e mandano ping privi di cookie.
Il secondo buco sono le soglie. Analytics applica soglie di dati definite dal sistema, che non puoi modificare: con pochi utenti in un intervallo stretto una riga può non comparire affatto. Allargare il periodo riduce il problema.
Il terzo è la riga (other), dove finiscono i valori meno frequenti quando la tabella supera il limite di righe. Nell’esempio della guida il limite è 100.000 righe, ma varia per tipo di proprietà, per report e per complessità della query: un blog aziendale non lo tocca, se gli indirizzi non sono gonfiati di parametri.
Le domande a cui non c’è risposta in GA4
- Chi ha letto. Nessun nome, nessuna email, nessuna azienda: non è un elenco di contatti, ed è giusto che non lo sia.
- Se ha letto davvero. L’evento di scorrimento della misurazione avanzata scatta quando diventa visibile il 90% della pagina: dice che qualcuno è arrivato in fondo, non che ha capito.
- Quante persone in carne e ossa. Senza accessi al sito, Analytics conta dispositivi, e l’identità basata sul dispositivo ignora gli altri identificatori.
- Com’era tre anni fa. Le proprietà standard conservano i dati sugli eventi per 2 o 14 mesi, secondo l’impostazione scelta: oltre quella soglia non si torna.
- Con quali ricerche l’articolo è stato trovato. Quello è un altro strumento, e sta nella guida sulle query di una pagina.
Gli errori che fanno leggere numeri sbagliati
- !Cercare il titolo dell’articolo nel campo di ricerca della tabella. Il titolo c’è, ma in un’altra dimensione, e lo riscrivi ogni volta che ritocchi l’articolo. Il percorso invece resta.
- !Confrontare quattro settimane con cinque, o un mese di lavoro con agosto, e chiamare «calo» una differenza di calendario.
- !Lasciare attivo il filtro di mezz’ora prima e leggere i numeri di un altro articolo convinti che siano questi. Il filtro applicato si vede sopra la tabella: controllalo.
- !Leggere le visualizzazioni come persone. Chi ricarica la pagina, o ci torna la sera, conta ancora.
- !Dare per buono il numero di ieri. Il report In tempo reale copre una finestra di minuti e serve a verificare il tag, non a misurare un articolo.
Le visite dicono se un articolo viene aperto, non se porta lavoro. Il passaggio dopo è segnare l’azione che conta come evento chiave: lo spiega la guida sulle conversioni del blog su GA4. E se tra le sorgenti ti aspetti gli assistenti AI, sono un caso a parte.
Un’ultima cosa sul metodo. Annota i numeri a mano ogni mese, con la data in cui li hai letti: i report cambiano nome e posizione, un foglio con «settembre, /blog/tagliando/, 212 visualizzazioni» si legge anche fra due anni. Su cosa pubblicare poi, c’è come far crescere un blog aziendale.
Fonti
- Dimensioni e metriche dell’API, Data API v1, Google Analytics for Developers (consultata il 21 ottobre 2026)
- [GA4] Report Pagine e schermate, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
- [GA4] Report Pagina di destinazione, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
- Modificare e confrontare gli intervalli di date nei report, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
- Aggiornamento dei dati, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
- [GA4] Report In tempo reale, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
- Modalità di consenso su siti web e app mobile, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
- [GA4] Informazioni sulle soglie di dati, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
- [GA4] Informazioni sulla riga (other), Guida di Analytics (consultata il 23 ottobre 2026)
- Eventi raccolti automaticamente, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
- Identità report, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
- Conservazione dei dati, Guida di Analytics (consultata il 21 ottobre 2026)
Guida aggiornata il 23 ottobre 2026.
Posso vedere le visite di un articolo pubblicato prima di installare GA4?
No. Analytics misura da quando il tag è attivo sulle pagine, e i mesi precedenti non si recuperano in nessun modo. Anche dopo c’è un limite: le proprietà standard conservano i dati sugli eventi per 2 o 14 mesi, secondo l’impostazione della proprietà.
Perché in GA4 vedo meno visite che nelle statistiche del mio hosting?
Sono due conteggi diversi. GA4 misura solo chi carica il tag, quindi perde chi rifiuta il banner e chi blocca gli script; le statistiche del server contano anche bot e precaricamenti. Nessuno dei due è «il numero vero»: scegline uno, e guarda l’andamento invece del valore assoluto.
Il filtro che ho messo lo vedono anche i miei colleghi?
No. La guida di Analytics precisa che le modifiche all’intervallo di date valgono per i report della tua sessione e non sono visibili agli altri utenti. Se un collega deve vedere la stessa cosa, passagli i passaggi: filtro, intervallo, opzione di confronto.
Serve Google Tag Manager per arrivare a questo report?
No, il report Pagine e schermate funziona con il solo tag di Analytics installato sulle pagine. Tag Manager serve quando vuoi misurare azioni dentro la pagina, per esempio l’invio di un modulo. Sul nostro sito il contenitore c’è, ma parte soltanto dopo il sì nel banner.
E se preferisco che il blog lo scriva qualcun altro?
Con i nostri piani, da 50 € al mese + IVA, scriviamo noi gli articoli del blog: bozze con l’intelligenza artificiale e controlli automatici, poi la pubblicazione dove la piattaforma lo permette. Ti chiediamo un’ora di setup. Nessuno legge gli articoli prima che escano: se vuoi leggerli tu, al setup scegli l’approvazione. Social, newsletter e promozione non sono compresi.